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TOUTAI ARGANTIA - RIVIVERE LA STORIA ANTICA

 

Living History, Sperimentazione, Studio e Ricerca dell'Evo Antico

guarda le antiche cartine della Gallia Cisalpina sul sito Trigallia.com
i Lingoni

(Articolo di Gian Battista Fiorani - KELTIE)

Quello dei Lingoni, che sembrerebbe significare "i Saltellanti" (1), è il nome di un popolo Celtico originario della Gallia Transalpina, stanziato tra i fiumi Senna e Marna (Francia).
Durante la migrazione storica del IV secolo a.C. che portò decine di tribù galliche a trasferirsi in quella zona dell'Italia settentrionale che gli storici chiamano Gallia Cisalpina, i Lingoni si stanziarono nei pressi della foce del fiume Po all'epoca popolata dagli Etruschi.
I risultati delle mie ricerche sulle tracce lasciate dai Lingoni in Gallia Cisalpina sono esposti in questa pagina.

NOTE: (1) V. Kruta (2003) - La grande storia dei celti, p. 32

Fonti Classiche

Strabone (ca 58 a.C. - 25 d.C.) geografo greco che ha vissuto molti anni a Roma, descrive le Gallie nel volume IV della sua opera De Geografia e così parla delle terre di origine dei Lingoni.

Presso i Sequani si eleva il Monte Giura, che costituisce la frontiera tra loro gli Elvezi. Dopo gli Elvezi e i Sequani vengono ad ovest gli Edui e i Lingoni, poi i Mediomatrici , i Leuci e un cantone dei Lingoni.

Strabone, Le Gallie, Vol. IV del De Geografia

Tito Livio (59 a.C. - 17 d.C.) nella sua opera monumentale Ab Urbe condita, così ci descrive la calata dei Galli nella Cispadana.

Poi ancora, i Boi e i Lingoni, passando attraverso le Alpi Pennine, quando già il territorio fra il Po e le Alpi era tutto occupato, varcano il Po con zattere e cacciano via dalla regione non solo gli Etruschi ma anche gli Umbri, rimanendo tuttavia al di là degli Appennini. E finalmente i Senoni, ultimi immigrati, occupano il territorio dal fiume Utente fino all'Esino.

Tito Livio, Ab Urbe condita, V, 35

Lo storico greco Polibio (ca 203 a.C. - 120 a.C.) nei primi due libri della sua opera Storie, ci narra quanto accadde nel Mediterraneo, dal Sacco di Roma (390 a.C.) fino alla Prima guerra punica (264-241 a.C.), ci scrive dei Celti citando anche dei Lingoni.

…(le terre) che sono situate nei dintorni delle foci del Po furono abitate da i Laevi e dai Lebeci, e dopo di loro dagli Insubri, il più grande di questi popoli; e a valle lungo il fiume, vivevano i Cenomani. Le contrade prossime ad Adria erano occupate da un’altra popolazione antichissima, i Veneti… che poco differiscono dai Celti per gli usi e i costumi ma parlano un’altra lingua… Al di là del Po si sono fissati per primi gli Anari, poi i Boi, in direzione dell’Adriatico i Lingoni, infine, vicino al mare, i Senoni.

Polibio, Storie, II,17

Circa nel 350 a.C. (ma la datazione è incerta e controversa) nel Periplo di Scilace, si legge che tra il territorio degli Etruschi di Spina e quello venetico di Adria vi era un tratto di costa controllato dai Celti, che si trattasse proprio dei Lingoni???

Dopo gli Etruschi [di Spina] vi sono i Celti, in un ristretto territorio fino alla costa adriatica... dopo i Celti vi sono i Veneti, nel cui territorio scorre un ramo del Po chiamato Eridano...

Scilace, Periplo 18,19

Evidenze Archeologiche


Benché si possa disporre di una certa quantità di fonti classiche che documentano le presenza dei Celti nell'area deltizia, i rinvenimenti archeologici che ne attestino la frequentazione sono davvero scarsissimi.
Nella necropoli dell'antica città di Spina, emporio commerciale etrusco, sorto alla foce di un ramo del fiume Po, verso la seconda metà del VI sec. a.C., crocevia dei commerci tra la Grecia (in particolare Atene), l'Etruria  Tirrenica e il cuore della Pianura Padana, sono stati trovati alcuni reperti tipicamente celtici, databili alla fase finale della frequentazione della città (III sec. a.C.), proprio quando la pressione celtica nella Valle Padana era più forte, dando adito all'ipotesi di una vera e propria commistione (2) tra Etruschi e genti celtiche.
Uno dei cartelli esposti nelle sale del museo archeologico di Ferrara, interamente dedicato ai ritrovamenti di Spina recita: "[...] Contatti intensi fioriti tra il 320 e il 280 ca. a.C. allorquando nella Valle Padana si erano imposte forme di coesistenza non conflittuale tra le popolazioni locali e le popolazioni celtiche e le sepolture spineti, anche ora numerose e dotate di ricchi corredi, indicano con tutta evidenza l'esistenza di una salda enclave economica con i Galli."

Punta di giavellotto in ferro appartenete alla tomba 83 di Valle Trebba (inv.1973). Lama con estremità superiore appiattita. Immanicatura a cannone a sezione circolare. (Rapin 1988, tav. XLVI, n. 1714)

Armilla in pasta vitrea, anello di sezione internamente convessa ed esternamente faccettata. Vetro traslucido di colore verde acqua, appartenete alla tomba 83 di Valle Trebba.

Nella didascalia della vetrina della tomba 83 si legge: "Di differente tradizione è invece l'armilla in vetro verde che, come la punta di giavellotto, rimanda ad ambiente celtico. Fine del IV - inizi del III secolo a.C."

Ciotola a vernice nera da Valle Trebba (erratico) con iscrizione di "età recente" KELTIE = il celta.

Altri nomi Celtici documentati a Spina sono: Mutalu, Pratalu, Rakvalu, Treute (3).

Frammento di guttus, che reca impresso a lettere in rilievo, un bollo rettangolare con la dicitura GALICOS COLONOS, da Spina (città) fine III sec. a.C.

Punta di lancia in ferro (inv. 2299) da Valle Trebba (erratico). Immanicatura a cannone a sezione circolare e priva di arresto; lama con nervatura e margini convessi , punta assottigliata e molto rastremata.

Coltello in ferro, appartenente al corredo della tomba 128 di Valle Trebba, rappresenta un unicum, e rafforza l'ipotesi di importanti contatti tra Celti ed Etruschi. (V secolo a.C..)

La decorazione del Kelebe a figure rosse appartenete al corredo della tomba 654 del dosso C di Valle Pega, è descritto dalla didascalia come pigmeo combattente, ma la nudità del soggetto e il suo armamento (spada corta, e scudo piatto spinato), lasciano intravedere la rappresentazione di un guerriero gesata.

Sempre da Spina proviene questa Dramma padana (4) in argento tipo scorpione - Pautasso 3° Tipo VII.

Note a livello mondiale sono le "Placche da Comacchio”, rinvenute nei primi anni del 1900 e annoverate fra le opere d’arte celtica più importanti d’Europa. Esposte nella sezione protostorica del Staatlichen Museen di Berlino sono poi scomparse durante la seconda guerra mondiale.

Altra dramma padana (5), proveniente dagli scavi dell'abitato di Spina condotti nel 2008.

Proiettile per frombola in piombo (5), rinvenuta nel corso degli scavi del 2008 negli strati di crollo riferitbili all'ultima fase dell'abitato (inizi del III secolo a.C.), potrebbe trattarsi di una traccia degli attacchi da parte dei Galli a cui secondo alcune fonti è stata sottoposta la città.

Un interessante articolo sulle "Placche da Comacchio" è pubblicato sul numero 32 di CELTICA, in cui si può leggere l'intervista all’archeologo Daniele Vitali. Oltre alle foto del reperto sono pubblicate le bellissime immagini delle ricostruzioni in 3D di Luca Tarlazzi e la ricostruzione in bronzo di Giuseppe Stucchi.

NOTE:
(2) Paola Desantis - Spina, in Uno sguardo sul passato - Archeologia nel Ferrarese, p. 19
(3) Giovani Colonna - Cultura e società, in Spina storia di una città tra Greci ed Etruschi, p. 140
(4) ..............
(5) Notizia inedita, riferita da Luigi Malnati, Soprintendente per i beni archeologici dell'Emilia-Romagna, durante la conferenza "I nuovi scavi di Spina: la fine della città" tenutasi a Ferrara il 06/04/2009.

La romanizzazione

Dopo la conquista romana della Gallia Cispadana (inizio del II sec. a.C.), guerrieri Lingoni si arruolarono nelle legioni di Roma, la presenza di cinque Coorti Lingone è attestata da iscrizioni, lapidi, altari e diplomi di II e III sec. d.C..
Le
COHORS I, II, III, IV LINGONUM EQUITATA, reparti di cavalleria di stanza in Britannia (Vallo di Adrianoclicca per visitare il link di approfondimento) e la COHORS V LINGONUM in Dacia (6).
 


Iscrizione trovata a Moresby pubblicata da Camden nel 1600 nella terza edizione del suo Britannia (7), può essere letto così:

DEO SILVAN(o)
COH(ors) (secunda) LING(onum)
CUI PAÆS
G(aius) POMPEIUS M..
SATURNI(us)

Diploma di congedo di un cavaliere della COHORS IV LINGONUM (103 d.C.), trovato a Malpas (50 Km a sud di Liverpool), attualmente conservato al British Museum di Londra.


La zona del delta del Po, per la particolare condizione ambientale e geografica (tra la laguna e il mare) rimane ai margine dell'opera di centuriazione che coinvolge la Cisalpina (8) lungo la via Emilia.
Le genti celtiche godono di una certa autonomia e col tempo si integrano nella società romana, pur continuando a venerare divinità tipicamente celtiche, come è testimoniato da alcune iscrizioni e steli funerarie.
 

"Ara di Codigoro" (MommsenLeggi la versione integrale di "alla Città di Ferrara " di Giosuè Carducci C.I.L.Leggi la versione integrale di "alla Città di Ferrara " di Giosuè Carducci 2380), rinvenuta nel 1791 in un fondo del Sig. Domenico Zagatti, nei pressi del palazzo del Vescovo, a Codigoro (FE), testimonia il persistere di culti celtici in un'area orami annessa all'impero da decenni.

IVNONIBV
SACR
L-VITRVIVS
EVTHETVS
V - S - L - M

L'iscrizione dedicata da Vitruvio Euthetus (di probabili origini greche) è dedicata alle MATRONAE-IUNONES, gruppo di divinità riconducibile ad ambiti celtici, venerate in tutte le Gallie, e in età imperiale ormai assimilate nel pantheon romano (9).

Epigrafe funeraria rinvenuta in un sepolcreto romano, portato alla luce durante gli scavi del canale Naviglio, nel 1858, a Riviera, località del comune di Copparo (FE), in prossimità del paleoalveo dell'Olane.

DIIS MANIBUS
MAENIAE, L(ucii) F(iliae)
MARCEL(l)AE
AN(norum) (quadraginta trium)
T(itus) PETRICASIUS
L(ucii) F(ilius) UXORI

L'iscrizione è databile tra la seconda metà del I sec. a.C. e la prima metà del I sec. d.C., il gentilizio del dedicante PETRICASIUS, caratterizzato dal suffisso -ASIUS è considerato dagli studiosi prevalentemente celtico (10).

Stele dei Truppici, da Valle Trebba, Comacchio (FE), età giulio-claudia (prima metà del I sec. d.C.) conservata al Museo Sorico dell'Antichità di Cesena.

L'origine celtica e evidenziata dal gentilizio TRUPPICUS (11).

Stele a edicola con ritratti, da Gaibana (FE), età giulio-claudia (prima metà del I sec. d.C.) conservata ai Musei Civici di Arte Antica (Lapidario di Santa Libera) di Ferrara.

La stele è dedicata a M. TURCIACUS M. ƒ. MARCELLUS e ANDETIACA M. ƒ. GALLA (12)

Gaibana sorge sul ramo del Po di Primaro.

stele dedicata a Caius Fadienus, Cai filius e Ambulasia Anucio, Marci filia

Anche i Fadieni, benestante famiglia romana vissuta tra la fine del I sec. d.C. e gli inizi del II sec. d.C., nelle terre a ridosso di un antico ramo del fiume Po, non è estranea a influenze celtiche, individuabili nel cognomen MASSA e nei nomi AMBULASIA e CURSORIA.

La località dove è stato rinvenuto il sepolcreto è oggi nota con il nome di Gambulaga, piccola frazione del comune di Portomaggiore nella provincia di Ferrara.

Per approfondire leggi l'articolo Tracce celtiche tra i Fadieni >>


Oltre ai casi sopra elencati, nel territorio del Ferrarese l'onomastica celtica è individuabile nell'epigrafia latina anche in, Blandus, Cobia e Olius (13).
 
NOTE:
(6) Ma potrebbe trattarsi anche dei Lingoni Transalpini.
(7) Cumberland (1816) Antiquities: Roman, Magna Britannia: volume 4: p. CXXVIII-CLXXXIX
(8) Ercolani Cocchi 1982, p. 251; Ercolani Cocchi 1996/2, p. 257; Piana Agostinetti 1996/3, p.311; Ercolani Cocchi 1998, p. 58; Ercolani Cocchi 2000, p. 42.
(9) Sul culto delle MATRONAE-IUNONES in Gallia Cisalpina si veda Franca Landucci Gattinoni, Un culto celtico nella Gallia Cisalpina (1986).
(10) Giovanni Uggieri (2000)  L'iscrizione di Petricasius. Tracce di Celti nell'antico Delta Padano, in miscellanea epigrafica in onore di Lidio Gasperini, p. 1035
(11) - (12) Fernando Rebecchi - il delta adriatico in età romana, in Spina storia di una città tra Greci ed Etruschi, p. 236
(11) - (12) Fernando Rebecchi (come sopra) p. 236
(13) Giovanni Uggieri (come sopra) p. 1036
 
Altre citazioni

Per finire una citazione molto tarda rispetto al periodo d'insediamento dei Celti nel ferrarese, ma che testimonia come le loro tracce siano rimaste a lungo nel tempo, infatti nel 1895 Giosuè Carducci ne "alla città di FerraraLeggi la versione integrale di "alla Città di Ferrara " di Giosuè Carducci" descrive le terre degli estensi come paludose e un tempo popolate da coloni Lingoni dediti alla pesca.

"Salve, Ferrara! Dove stan le belle
torri d'Ateste e case d'Arïosti
eran paludi, e i Língoni coloni
davan le reti"

Giosuè Carducci, alla città di FerraraLeggi la versione integrale di "alla Città di Ferrara " di Giosuè Carducci, 77-8

Approfondimenti On-Line
- Lingoni dal sito Wikipedia.it
- Comunicato stampa dell'Associazione Culturale Celtica Trigallia, i Galli e Trigallia.
- Le "Placche da Comacchio", interessante articolo pubblicato su CELTICA N°32
- Lingoni Transalpini articolo dal sito Livius. Articles on Ancient History
- Legioni Lingone in Britannia dal sito Roman-Britain.org
- Raccolta di iscrizioni romane dal sito British-history.ac.uk
- Raccolta di iscrizioni romane dal sito RomanBritain.freeserve.co.uk
- Elenco delle tribù galliche dal sito Wikipedia.it
- Il sacco di Roma dal sito Wikipedia.it
- Antiche cartine della Gallia Cisalpina dal sito Trigallia.com
- La Gallia Transalpina dal sito Wikipedia.it
- sulla numismatica dell'Italia Centro Settentrionale
 

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