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TOUTAI ARGANTIA - RIVIVERE LA STORIA ANTICA

 

Living History, Sperimentazione, Studio e Ricerca dell'Evo Antico


La ricostruzione del "Forno Tandoor"
(Articolo di Gian Battista Fiorani - KELTIE)

L'idea di tentare questa sperimentazione mi è venuta leggendo l'articolo “Il cibo dei Celti preistorici di Peter J. Reynolds, tratto da “Il cibo nell'antichità”, ed J. Wilkins, DHarvey & M. Dobson University of Exeter Press, 1995, la cui traduzione è stata pubblicata sul sito dell’Istituto di Archeologia Sperimentale Fianna apPalug.

Nella traduzione a cura di Minvos apPalug, meglio noto come Luchino, leggiamo:

Lo scopo primario del macinare le granaglie è chiaramente la panificazione. Sono stati infatti rinvenuti alcuni piccoli pani carbonizzati, straordinariamente simili alle piadine o al pane lievitato. Il pane in questione era composto da un miscuglio di farina e semi sbriciolati. Si da spesso per assodato che il pane fosse non lievitato, ma se l’impasto viene lasciato all’aria anche solo per poche ore, esso assorbirà dall’atmosfera abbastanza sostanze per lievitare naturalmente. Nei siti di scavo sono stati ritrovati diverse fondamenta di strutture assimilabili a forni. Sembrano essere costruiti sul modello del forno tandoor Indiano, fatto di terracotta dalla caratteristica forma a cupola, i quali venivano preriscaldati. Alternativamente si poteva usare per cuocere delle forme di pane non lievitato sia sulle pareti interne che su quelle esterne. Come nel caso del forno tandoor, questi forni potevano essere utilizzati per cuocere una grande varietà di cibi, non solo il pane.

Devo ammettere che il Forno Tandoor non sapevo nemmeno cosa fosse, ma sono bastati pochi click che grazie a Google mi sono reso conto di che tipo di cottura si tratti e di quanto questa possa essere "tecnologicamente" compatibile con il periodo storico che è oggetto dei nostri studi e delle nostre ricerche.

Il forno Tandoor è costituito da un grande cilindro verticale di terracotta, a volte interrato, con un'apertura sul fondo che permette la circolazione dell'aria necessaria alla combustione, una sorta di grande giara, all'interno della quale si bruciano legna o carbone.
Dopo la una prima fase di riscaldamento del forno (che può superare i 400°C) vi si inseriscono gli alimenti, la temperatura del forno è mantenuta elevata dalla presenza delle braci sul fondo e dal calore accumulato dalle pareti della struttura.

Gli abitanti delle regioni in cui oggi si utilizza questo tipo di forno per cotture tradizionali (India, Pakistan, Bangladesh, nei Balcani, nel Caucaso ed in alcune aree mediorientali), hanno in comune con i Celti gli stessi antenati che tra il IV e il I millennio a.C. migrarono dalle zone centrali dell'Asia per dare origine alle popolazioni Indoeuropee.
Secondo Peter J. Reynolds l'archeologia sembra confermare la possibilità che forni simili al Tandoor fossero costruiti dai Celti, inoltre la forma dei pani ritrovati è compatibile con la cottura in queste strutture.

Oltre che per il pane la cucina Tandoori (così si chiama la cucina che utilizza questo tipo di forno) che ha nel mondo molti estimatori, è apprezzata per la preparazione della carne, che viene cotta utilizzando lunghi spiedi che sono inseriti nel forno dalla bocca superiore.
Lunghi spiedi che a me ricordano proprio quelli che si trovano nelle tombe dei Celti, degli Etruschi e di altri popoli dell'Italia antica e che ipotizzo potessero essere utilizzati anche per una cottura di tipo "verticale" all'interno di un forno simile al Tandoor.

Per saggiare se l'insieme di queste considerazioni, ha un fondamento che possa essere verificato sperimentalmente, all'interno del nostro gruppo daremo corso ad una sperimentazione che prevede le seguenti fasi:

  • Costruzione di un Forno Tandoor di test.

  • Prove di cottura della carne.

  • Preparazione del pane e prove di cottura.

  • Ricostruzione di un forno antico come da documentazione di scavo.

  • Ripetizione delle cotture impiegando il forno antico ricostruito.

         
LA COSTRUZIONE DEL FORNO DI TEST

25/04/2008
Per la realizzazione di questa prima versione del forno, utilizzeremo materiali e strumenti moderni, in questa fase con ci interessa riprodurre fedelmente un manufatto documentato archeologicamente, quello che vogliamo ottenere è la riproduzione di quelle condizioni di temperatura e di circolazione dell'aria che ci permettano di acquisire famigliarità con le tecniche di preparazione del fuoco e di cottura dei cibi, al fine di mettere a punto sperimentalmente la preparazione di alcune ricette.

MATERIALI IMPIEGATI (vedi foto 01)

  • 47 Mattoni refrattari 6 x 11 x 22 cm.

  • 01 Vaso da fiori in terracotta troncoconico (diametro maggiore 50 cm, diametro minore 32 cm, altezza 56 cm).

  • 01 Sacco (25 Kg) di malta pronta per muratura.

  • 01 Sacco (25 Kg) di gesso a presa rapida.

  • 01 Rete metallica tipo "da pollaio" circa 1 mq.

  • 01 Rocchetto di filo di ferro sottile (circa 3 mt)

  • Acqua quanto basta.

STRUMENTI NECESSARI

  • 13 Mattoni (anche non refrattari).

  • 20 Assicelle di legno 4 x 22 x 1,5 cm.

  • 01 Cazzuola di medie dimensioni.

  • 01 "Secchione" da muratore.

  • 01 Matita da muratore.

  • 02 flessibile con lama diamantata per laterizi.

  • 01 "Penellessa", pennello grande da imbianchino.

PROCEDIMENTO

Disposti i primi 18 mattoni affiancati a secco fino a costituire la base quadrata 66 x 66 cm, del forno (foto 02) su cui, si appoggia il vaso da fiori capovolto per segnare il cerchio (foto 03) che servirà da traccia per la disposizione dei mattoni refrattari.

disposti 21 mattoni refrattari in verticale seguendo il cerchio tracciato, ma avendo cura di stare 3-4 cm più all'interno (foto 04) in modo che il vaso si possa appoggiare e rimanere sollevato, può risultare comodo aiutarsi tracciando un secondo cerchio all'interno del primo, di un diametro inferiore di 6-8 cm.

Su un lato della base quadrata del forno, lasciata un'apertura nel cerchio di mattoni, che servirà per ricavare la bocca di aerazione, e disposta davanti alla bocca un'altra fila di mattoni prolungando la base (foto 05).

Utilizzando il flessibile sagomati i mattoni che andranno a costituire l'apertura del forno che permetterà la circolazione dell'aria e l'eliminazione della cenere (foto 06, foto 07, foto 08, foto 09 e foto 10).

Impastata la malta pronta per muratura (foto 11) in modo che fosse sufficientemente fluida da penetrare agevolmente negli spazi tra i mattoni refrattari. Con la cazzuola o versandola direttamente dal secchione colata la malta impastata tra i mattoni dopo aver tamponato con le assicelle trattenute dagli altri mattoni (foto 12 e foto 13). Sempre aiutandosi con le assicelle e la cazzuola tamponato e rifinito la zona dell'apertura d'aerazione.

Lasciato asciugare la malta per 20-30 minuti, poi con attenzione rimuovesse le assicelle. Utilizzando la cazzuola rimossa la malta in eccesso e pulito bene utilizzando il pennello (foto 14), ora la base del forno è terminata.

Utilizzando il flessibile asportata la base del vaso da fiori (foto 15), e dopo aver sparso un abbondante strato di malta sulla base di mattoni refrattari collocarto il vaso da fiori capovolto (foto 16), rifinito con la cazzuola e il pennello la giunzione tra il vaso e la base del forno.

Applicata la rete attorno al vaso fissandola con il filo di ferro, avendo cura di ridurre il più possibile le punte sporgenti verso l'esterno che potrebbero graffiare le mani nelle fasi successive (foto 16, foto 17, foto 18 e foto 19). La rete metallica serve a costituire una sorta di "armatura" per sostenere il gesso che in seguito verrà applicato.

Impastato il gesso a presa rapida a piccoli quantitativi, in quanto fa presa in pochissimi minuti. Utilizzando la cazzuole e/o le mani spalmato il gesso sulla superficie del vaso, ripetetuta l'operazione più volte, sempre impastando piccoli quantitativi, fino ad ottenere uno strato di almeno un paio di centimetri di spessore (foto 21 e foto 22). Con gli ultimi passaggi rifinita bene la superficie del forno lisciando per bene il gesso.

Il forno è pronto (foto 23), ma prima di procedere alla prima cottura sarà necessario attendere alcuni giorni affinché il gesso asciughi per bene.

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25/04/2008
Già durante l'asciugatura tra il vaso e la base di pietre refrattarie si sono presentate alcune crepe (foto 24), e colpendo con le nocche la superficie del rivestimento, se ne è potuto rilevare il distaccamento dal vaso, nella parte posteriore.
Per questa prima accensione sono stati utilizzati rami d'ulivo, di piccolo e medio diametro.
Durante la prima accensione il vaso è crepato in molti punti (foto 25, foto 26 e foto 27), e distaccamenti del rivestimento in gesso dal vaso sono rilevabili (sempre colpendo con le nocche) in più punti, inoltre alcune parti risultano mancanti nella zona dell'apertura superiore (foto 28).
Esternamente il rivestimento in gesso presenta alcune crepe con andamento in prevalenza verticale (foto 29), che presentano lievi tracce di umidità, indicando che la "camicia" in gesso non era ancora completamente asciutta.
La forma tronco conica del vaso e la camicia di rete metallica dovrebbero garantire la solidità della struttura, almeno per alcune cotture.
Si osserva nella pareti interne del vaso, nella zona al di sopra dell'apertura di aerazione e in quella diametralmente opposta un accumulo di fuliggine, che porta ad esclude l'utilizzo di quelle zone per la cottura del pane, le altre aree del vaso, sono leggermente annerite, ma non presentano particolari accumuli di fuliggine.
Per la seconda accensione, ho utilizzato un quantitativo di legna maggiore e di pezzatura più consistente, dall'apertura superiore del forno esce una fiammata molto alta (foto 32), la circolazione dell'aria è velocissima, fenomeno che si osserva molto bene quando la legna è ormai ridotta a braci, in prossimità dell'apertura alla base del forno le braci sono di un rosso vivo.
L'elevata temperatura raggiunta all'interno della camera di combustione del forno è stata rilevata empiricamente inserendo al suo interno la coppia di spiedi (foto 30 e foto 31), dopo alcuni minuti hanno raggiunto una colorazione rossa (foto 33) che il ferro raggiunge a circa 800°C.
La circolazione dell'aria è facilmente modulabile accostando all'apertura un mattone refrattario che funge da "portello".
Si osserva inoltre anche che superficie interna del vaso non presenta più le tracce di fuliggine della prima accensione, probabilmente rimossa dalla veloce circolazione dell'aria e dalle elevate temperature raggiunte.
La struttura interna del forno non presenta nuovi danni evidenti, mentre nella parte esterna si osservano nuove crepe, la parte più danneggiata è la bocca superiore, da cui si sono staccati altri frammenti del rivestimento di gesso.

foto [24] foto [25] foto [26] foto [27] foto [28]
foto [29] foto [30] foto [31] foto [32] foto [33]

PROVE DI COTTURA DELLA CARNE

Per la cottura della carne saranno impiegati i tipici spiedi di ferro, che sono ampiamente documentati negli scavi delle necropoli celtiche.
La riproduzione di questi spiedi è affidata ad Hephestus, che ha già realizzato una coppia di spiedi (foto 30 e foto 31) della lunghezza di cm 95 e cm 97, con testa circolare e foro passante.

E' già in stato d'avanzamento uno studio sugli spiedi rinvenuti nella necropoli etrusco-celtica di Monte Tamburino a Monte Bibele (BO), al termine di questo studio Hephestus procederà alla riproduzione fedele di alcuni di questi spiedi.

13/07/2008

Un po' per scherzo un po' per gioco la domenica in cui abbiamo cotto la base di argilla del focolare domestico, abbiamo provato anche a cuocere nel forno tandoor.

Non si tratta di una sperimentazione "seria", che rimandiamo ad un altro momento, ma ne pubblichiamo ugualmente le foto per condividerle con gli amici che stanno collaborando e seguendo questa sperimentazione...

Acquistate al supermercato due confezioni di ali di pollo unite (foto 34), le abbiamo "infilzate" negli spiedi, osservando subito che la presenza di ossa di questa parte del pollo presenta un buon "grip" sul metallo dello spiedo, che impedisce ai pezzi di scivolare anche se posizionati in verticale (foto 35).

Una volta che le braci erano pronte nel forno, abbiamo inserito gli spiedi(foto 36), coperto il foro superiore e l'apertura alla base del forno, e dopo 20 minuti la carne era cotta(foto 37).

Per estrarre la carne dagli spiedi abbiamo dovuto aiutarci con un "forchettone" di legno(foto 38), in quanto il "restringimento" della cottura l'ha portata ad "aderire" molto agli spiedi.
 
foto [34] foto [35] foto [36] foto [37] foto [38]

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